Il mantenimento in regime condiviso

Da Affido_condiviso_howto.

Indice

L'assegno di mantenimento in affido condiviso

L'assegno di mantenimento nell'affido condiviso potrebbe tranquillamente essere evitato in tutte le situazioni in cui la differenza tra i redditi non é tale da giustificarlo. Alcune sentenze innovative hanno recepito questa impostazione (Catania 2006, Chieti 2006, La Spezia 2007), ma si tratta di casi abbastanza rari allo stato attuale dei fatti. Molta della conflittualità tra gli ex-coniugi con i conseguenti danni sui minori potrebbe in questo modo essere evitata (vedi anche: alienazione parentale).

Nella realtà purtroppo in moltissimi tribunali i giudici non riescono a liberarsi dell'automatica imposizione di un "assegno di mantenimento" (spesso al padre essendo il suo reddito mediamente più alto), che è di solito squilibrato e che si configura addirittura come un danno agli stessi minori in quanto essi passano parte del tempo con un genitore che é economicamente indebolito rispetto all'altro. Anche in "condiviso" vengono tuttora imposti assegni del tutto assurdi pari al 50% del reddito o più.

Una delle principali cause del fenomeno gravemente dannoso per i figli della alienazione parentale (fatti salvi i casi di disagio psichico di uno dei genitori) è proprio la guerra che si scatena per mantere il controllo sul tempo dei figli, e quindi sull'assegno di mantenimento. Le attuali regole dell'affido condiviso, con tempi squilibrati a favore di uno dei genitori, di fatto incentivano il fenomeno dei figli contesi.

Il calcolo a parità di tempo e il mantenimento diretto

Eppure tutti capiscono che a parità di tempo di permanenza presso ciascun genitore (50%) se A guadagna 2000 Euro e B 1500 Euro, la differenza tra i redditi, 500 Euro, andrebbe quantomeno equipartita e quindi A dovrebbe a B un massimo di 250 Euro. Ma questo primo calcolo ovviamente non prende in minima considerazione il fatto banale che nessun genitore al mondo spende per il figlio il 100% del proprio reddito per ovvi motivi: perchè i genitori devono pur mangiare essi stessi ed in generale hanno delle spese maggiori dei figli (ad esempio per l'uso e la manutenzione dell'auto). Quindi l'assegno andrebbe proporzionato alla spesa percentuale per il figlio (o per i figli) sul reddito familiare, di solito questa percentuale non è in generale mai superiore a circa il 50% del reddito familiare (eccetto che per famiglie molto numerose, 4 figli e oltre, cosa che raramente accade nelle separazioni). Per tale motivo nell'esempio soprariportato l'assegno reale dovrebbe essere intorno ai 125 Euro. In tale caso le spese extra sono di solito superiori all'assegno e converrebbe non fissare nessun assegno (come nella sentenze di Catania, Chieti e La Spezia citate sopra), ma lasciare ai genitori la regolazione di questa differenza magari attraverso le spese extra (scolastiche e sanitarie) di solito non incluse nell'assegno. Questa opzione è indicata anche come mantenimento diretto, ovvero ciascun coniuge provvede direttamente alle spese per i figli quando sono con lui.

Il costo dei figli: un modello più realistico

Anche per redditi e tempi diversi si può arrivare ad una stima delle quote di mantenimento per ciascun genitore ed, eventualmente, ad un modello per il calcolo dell'assegno che sia coerente con le indicazioni del legislatore e tenga conto di indicatori economici reali. Prima di calcolare l'assegno va però determinata quale é la spesa reale per i figli usando un modello meno approssimato di quello "mai superiore al 50%" descritto sopra. Questo modello in particolare utilizza il principio delle "scale di equivalenza con proporzione al costo del figlio" denominato Modello Mantenimento a Scala d'Equivalenza o APS - MMaSE (vedi DeSantis e Maltagliati). Un modello alternativo MoCAM utilizza invece il principio del "mantenimento del tenore di vita" portando ad un calcolo leggemente diverso.

Esistono due fonti econometriche che permettono una stima incrociata dell'incidenza dei figli sul reddito: i dati ISTAT sui consumi delle famiglie che l'Istituto pubblica periodicamente, e i coefficienti ISEE per l'incidenza dei componenti il nucleo familiare sul reddito. E' possibile risalire dai dati ISTAT alla spesa aggiuntiva media mensile o giornaliera che comporta un dato componente familiare. Per i dati ISTAT 2006 ad esempio la media giornaliera per il 1.mo figlio porta a 19 Euro al giorno di spesa se teniamo conto delle principali categorie di spesa proporzionali al tempo. D'altra parte l'incidenza del 1.mo figlio come derivata dai coefficienti ISEE risulta essere del 28% (in questa percentuale é già inclusa una "sofferenza" dovuta alla separazione familiare, infatti il modello ISEE permette di tenere conto quando la presenza di un minore si accompagna all'assenza di un genitore con un aumento di 0,2 del coefficiente ISEE), mentre é del 42% per 2 figli. Solo per un nucleo di cinque componenti (tre figli) la frazione sale al 51% del reddito familiare complessivo.

In generale si deve notare come i dati ISTAT conducono a delle stime del costo dei figli piuttosto basse, mentre quelle ISEE danno delle stime piuttosto alte. Nella realtà, come detto sopra, é molto difficile stabilire un costo esatto dipendendo questo da un insieme di fattori economici e culturali che non sono a priori determinabili con certezza senza rifarsi a dei casi concreti. E' tuttavia ragionevole assumere che la spesa per i figli sia compresa nella forchetta tra la spesa dal basso determinata dall'ISTAT e quella globale dall'alto dei coefficienti ISEE.

Spese fisse e spese dipendenti dal tempo di permanenza

In generale si possono distinguere nel costo dei figli due tipi di spese, quelle esplicitamente dipendenti dal tempo come l'alimentazione o i trasporti per i quali si spende una quota giornaliera. Oppure delle spese fisse che sono spesso spese 1 tantum, e.g., un computer, un motorino per il figlio, un corso di inglese, ma anche un cappotto pesante, per quanto l'abbigliamento è considerabile come una spesa dipendente dal tempo per la crescita costante dei bambini in età scolare soprattutto. In pratica dobbiamo decidere se vogliamo "investire" per nostro figlio più nelle spese fisse o in quelle dipendenti dal tempo (perché pensiamo ad esempio di spendere più soldi per la spesa alimentare se vogliamo alimenti biologici o di alta qualità).

Quindi il rapporto tra spese fisse e spese dipendenti dal tempo può usarsi come una misura de tipo di propensione alla spesa di quella famiglia che dipende come é noto da fattori anche culturali e/o sociali. Si possono distinguere a questo punto due approcci di calcolo per il costo figli:

1. spese fisse "massime": il costo del figlio é calcolato assumendo la spesa giornaliera ISTAT (ev. rivalutata) per 365 e poi ripartita tra i coniugi in proporzione al tempo e al reddito. La differenza del costo totale desunto dal coefficiente ISEE per il reddito familiare con il costo "giornaliero" va a costituire la spesa fissa massima dei coniugi che é ripartita in proporzione al solo reddito.

2. spese fisse "zero": il costo del figlio é calcolato semplicemente come il costo totale (ISEE) diviso per 365 gg (tutte le spese sono assunte dipendenti dal tempo, in questo caso le spese extra dovrebbero essere escluse, ma la differenza é piccola di solito) e poi ripartito tra i coniugi in proporzione al tempo e al reddito.

E' verosimile che la spesa "reale" sia compresa tra i due calcoli. Infatti, essendovi in molti casi una differenza nei tempi il coniuge che passa meno tempo col figlio/i si troverà a pagare meno e quindi se dovrà si adotterà un mantenimento indiretto un assegno più alto nel secondo caso (spese fisse "zero") poichè é sfavorito dal fattore tempo. Nel caso di "bassi redditi" che non coprono la media ISTAT la differenza tra la spesa calcolata in base ISTAT e quello in base ISEE fornisce un'indicazione del reddito che manca per raggiungere la desiderata frazione del reddito d destinare ai figli. In linea di principio questo reddito mancane va coperto con economie sulla spesa per i figli o personale come accade in tutti i casi di basso reddito (e.g. rinunciando alle vacanze o limitando questa fonte di spesa).

Assegno perequativo, assegno massimo e minimo

Determinato il costo del/dei figlio/i si puo' decidere se il mantenimento diretto è sufficiente o se sia necessario una perequazione da parte dell'altro coniuge. Questo dovrebbe in linea di principio accadere solo per una differenza consistente nei tempi e/o nei redditi. Data l'importanza del tempo trascorso con uno dei due genitori nell'affido condiviso è possibile individuare due estremi: L'assegno minimo è quello che si ottiene a parita' di tempi e dipende solo, come visto nell'esempio sopra, dalla differenza tra i redditi. l'assegno massimo che corrisponde al tempo minimo di uno dei due genitori con i figli, questo tempo minimo puo' essere preso come riferito al vecchio affido esclusivo e posto nominalmente pari a un numero di giorni tra 45 e 60 considerando i weekend e le vacanze (estive, Natale e Pasqua). L'assegno massimo dovrebbe in linea di principio applicarsi anche all'affido esclusivo, ma in questo caso, secondo alcune interpretazioni, il coniuge non affidatario come mero esercente del diritto di visita potrebbe esercitarLo a costo zero e quindi in realtà deve un assegno pari al 100% del tempo che é leggermente più alto dell'assegno massimo del condiviso.

Il principio del mantenimento diretto in generale

Abbiamo visto che i calcoli di sopra portano ad un assegno di mantenimento esplicito. Tuttavia per un condiviso ben costruito sarebbe bene adottare il principio del mantenimento diretto: ovvero una volta determinato lo sbilanciamento a favore di questo o quel genitore essi si fanno carico del costo dei figli fino a coprire completamente la loro quota parte. Questo é auspicabile soprattutto in presenza di un assegno molto basso, e.g., inferiore ai 100 Euro ad esempio, in cui le sole spese c.d. extra, come detto sopra, sono sufficienti a bilanciare il contributo degli ex-coniugi. D'altra parte é questa l'idea di fondo della novella della legge 54/06 dove si afferma testualmente ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, a parere di Marino Maglietta occorre perciò semplicemente calcolare quanto devono contribuire per i figli ciascuno dei genitori. Il mantenimento diretto si può perciò applicare in qualunque caso in cui vi é un accordo sulla divisione delle spese per qualsiasi differenza di reddito o di tempi di permanenza coi genitori.

L'esempio caratteristico é quello di un camionista che é di fatto impossibilitato per il suo lavoro a trascorrere del tempo significativo con i figli. A questo punto, invece di fissare un assegno perequativo, i genitori decidono di pagare ognuno le spese del figlio, determinate con il calcolo descritto sopra, fino al tetto del loro contributo che su base annuale altro non é che il costo del figlio ripartito secondo semplicemente secondo i redditi.

Naturalmente il padre preferirà pagare spese fisse o spese a ciclo lento come le bollette energetiche bimensili, mentre la madre si farà carico dei pasti, che sono spese a ciclo breve. Il problema ammette molte soluzioni ed é necessario un certo accordo tra gli ex-coniugi per definirlo completamente. Si noti che il tempo di permanenza influenza comunque la ripartizione dei costi tra gli ex-coniugi, nel caso specifico i pasti sono di base a carico della madre e il padre può contribuirvi solo in modo indiretto ovvero con un "assegno" specifico, ritornando così al mantenimento "indiretto". Questo apre la via ad un modello molto più generale che sarebbe quello del designing specifico caso per caso di un mantenimento misto diretto e indiretto che soddisfi le esigenze dei genitori come dei figli, ma ci sembra abbastanza prematuro per il momento proporre una simile soluzione.

Principali categorie di spesa per le famiglie italiane

Spesa media mensile in Euro (dati ISTAT 2005 pubblicati nel 2007)

Numero di componenenti 1 figlio 2 figli no figli
Alimentari 526,36 578,21 427,46
Abbigliamento e calzature 198,23 230,24 132,17
Abitazione 670,36 635,01 633,28
Combustibili ed energia 124,19 129,13 110,34
Mobili, elettrodomestici 189,08 186,31 144,00
Sanità 103,88 104,24 100,27
Trasporti 461,45 483,41 302,93
Comunicazioni 58,75 65,51 45,68
Istruzione 38,33 66,72 8,01
Tempo libero, cultura e giochi 142,69 154,19 102,77
Altri beni e servizi 333,95 352,92 230,23
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