I servizi sociali

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La strategia di allontanamento

La strategia di allontanamento perseguita da uno dei genitori, cioè la denigrazione sistematica dell'altro genitore di fronte ai figli, accompagnata dalla imposizione - palese o implicita - di un vero proprio obbligo di non vederlo come prova di lealtà, può portare a conseguenze anche molto gravi. Può accadere che i figli rifiutino di vedere l'altro genitore (vedi anche alienazione parentale).
Questo comportamento può essere imputato anche legalmante alla colpa del genitore domiciliatario. Esiste infatti una sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce una sorta di responsabilità oggettiva per il genitore che ha in custodia il figlio che rifiuta di vedere l'altro genitore (Cassazione, App. Venezia, 24 maggio 2005 [1]).
Proprio in forza di questa giurisprudenza, l'autorità giudiziaria competente (tribunale ordinario per le coppie sposate, tribunale dei minori per i genitori non sposati) può chiedere il supporto dei servizi sociali territoriali. I servizi sociali si avvalgono di assistenti sociali che studiano il problema sentendo i due genitori e i figli e cercando di superare la situazione di conflitto, nell'esclusivo interesse dei figli che subiscono un grave danno per il solo fatto di essere strumentalizzati come arma di offesa di una guerra di cui non hanno parte.

I figli devono essere sentiti in assenza del genitore alienante

Fondamentale perchè l'azione dei servizi sociali mantenga un senso e non diventi una mera formalità burocratica è l' assenza del genitore presso cui sono domiciliati agli incontri in cui i minori vengono sentiti dai servizi sociali. Infatti il principale indiziato per la situazione di difficoltà nei rapporti con l'altro genitore è proprio il genitore domiciliatario. Qualora questi incontri per motivi non dichiarati avvengano invece alla presenza del genitore domiciliatario, l'altro genitore deve segnalare la cosa e chiedere spiegazione di questo fatto. Se non fosse possibile fare in modo che gli incontri con il minore dei servizi sociali avvengano in assenza del genitore alienante, si può chiedere almeno che avvengano alla presenza di entrambi i genitori, anche se andrà evitato assolutamente ogni conflitto in presenza del minore. Altra alternativa praticabile è chiedere la presenza di un consulente di parte che potrà poi riferire sulla eventuale non autenticità delle dichiarazioni del minore. In certi casi è anche possibile che gli incontri avvengano in presenza dei due genitori o di consulenti, ma in una modalità che prevede che essi siano nascosti dietro ad un vetro a specchio.

La privazione della potestà dei genitori

L'azione dei servizi sociali può diventare ancora più penetrante nei casi più gravi. Quando uno dei genitori subisce una condanna per aver eluso l'applicazione del provvedimento che regola la frequentazione dei figli da parte dell'altro genitore o quando i figli dicono di non volere vedere l'altro genitore, il giudice può spingersi anche fino al punto di privare ambedue i genitori della patria potestà affidandola contestualmente ai servizi sociali perchè possano operare con maggiore efficacia. Questo non significa necessariamente che i figli cesseranno di vivere con il genitore presso cui erano domiciliati in precedenza, perchè la privazione della potestà dei genitori può essere compatibile con la permanenza nella casa di uno dei genitori.

Finalità dissuasiva del provvedimento di privazione della potestà

Nei casi in cui la potestà dei genitori viene affidata ai servizi sociali, essi operano le stesse azioni che opererebbero in assenza di questo provvedimento, con la differenza che la loro posizione risulta molto più forte rispetto al genitore presso cui sono domiciliati i figli, perchè è chiaramente pendente su ambedue i genitiri una "minaccia" non dichiarata: se il conflitto non rientrerà potrebbe scattare l'affidamento dei figli ad altra famiglia o ad una struttura di accoglienza.

Gli incontri protetti

Ovviamente oltre che sui figli il danno più grave ricade anche sul genitore a cui viene impedita la frequenza. I servizi sociali nei casi in cui i figli dichiarano di non voler vedere l'altro genitore possono organizzare incontri più o meno lunghi sorvegliati da personale educatore che riferisce dei comportamenti dei minori in presenza dell'altro genitore. Questi incontri protetti sono molto importanti, perchè permettono di dimostrare l'esistenza del condizionamento da parte del genitore presso cui i minori sono domiciliati. Infatti se alle mere dichiarazioni verbali di non voler vedere il genitore si accompagnano comportamenti normali di dialogo e frequentazione da parte dei minori, è chiaro che la "paura" del genitore è stata richiesta come finzione obbligata e come prova di lealtà dal genitore domiciliatario.
Anche in questi casi, ovviamente, gli incontri devono avvenire in assenza del genitore che è sospettato di aver indotto il comportamento di "finta ostilità" nel minore.

L'importanza del fattore tempo

Fondamentale a tutela del genitore a cui viene impedita la frequenza è la fissazione di limite temporale a questo tentativo di superamento del problema. Non si può procedere per mesi e mesi alla ripetizione di questi incontri (magari di sole quattro ore alla settimana) senza che sia possibile individuare una soluzione. Il genitore deve pretendere che vi sia una progressione nei tempi e nelle modalità di frequenza.
Se i minori sono stati indotti a rifiutare maggiori tempi, deve essere fatta notare l'incongruenza dei comportamenti con quanto verbalmente dichiarato. Ad esempio, comportamenti normali durante la frequentazione, e mero rifiuto verbale di avere altri giorni in cui continuare a vedersi.
Nel caso in cui il tentativo di superamento del problema si procrastinasse per diversi mesi senza alcun progresso sarà opportuno segnalare per iscritto la situazione a tutti gli attori coinvolti nell'azione e cioè:

  • i servizi sociali competenti per l'intervento;
  • l'autorità giudiziaria che lo ha disposto (di cui i servizi sociali sono il mero braccio operativo).

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