Caso a Acireale

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In data 3 marzo 2008 il Giudice Maria Pia Urso presso il Tribunale di Acireale (Catania), nell'ambito di un processo penale in cui si discuteva unitamente ad altri capi d’imputazione ai danni della stessa madre “del reato di cui agli artt. 81 e 388 c.p. per avere con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, eluso l’esecuzione della sentenza della Prima Sezione Civile del Tribunale di Catania e della successiva sentenza della Corte di Appello di Catania in tema di separazione personale dei coniugi e concernente l’affidamento del figlio e le modalità secondo i tempi e modi del c.d. diritto di visita del padre, non ottemperando all’obbligo nello stesso sancito di farlo tenere al padre nei giorni e negli orari stabiliti nelle sentenze di affidamento citate” il Giudice accettava senza riserve la richiesta di costituzione di parte civile, oltre che del padre stesso, anche del figlio, assistito da un legale nominato dal genitore. Viene affermato anche il principio che questo tipo di reato è “plurioffensivo” in quanto esso lede non solo l’ Amministrazione della Giustizia, ma anche l’altro genitore e, come finalmente riconosciuto e sancito, persino il figlio minorenne. Quest’ultimo, infatti,, privato immotivatamente ed arbitrariamente del padre subisce, anche senza rendersene conto, un gravissimo danno morale e psicologico. Il caso di Acireale è stato assistito nella sua ideazione ed elaborazione dagli stessi soggetti che, 6 mesi prima, furono protagonisti del caso Varese.

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